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7. Archtop

Dreadnought, Jumbo, OM, Flattop, Archtop: tutti termini ricorrenti nel mondo delle chitarre acustiche. Tuttavia, ciò che si nasconde esattamente dietro queste strane parole adottate per definire le diverse forme dei modelli rimane un mistero nella vita della maggior parte dei chitarristi. Certo, non è una buona notizia dato che, in fin dei conti, la forma della chitarra influisce in modo determinante sul suono e, di conseguenza, sul campo di utilizzo adatto a una certa chitarra. La nostra guida online raccoglie le informazioni più importanti sulle tipologie più comuni, sui rispettivi suoni e ambiti di utilizzo. Speriamo di fare chiarezza!

In linea di massima, la gamma si divide in due grandi gruppi: le cosiddette flat-top e le chitarre archtop. Con il termine flat-top si indicano tutte le chitarre acustiche con il top piatto (ossia la parte superiore del corpo, chiamata anche tavola armonica). Le archtop presentano invece un top bombato, analogamente ai classici strumenti a corda. A tal proposito è bene ricordare che, nella storia di questo strumento lungo il XX secolo, le chitarre acustiche archtop hanno costituito la base per lo sviluppo del modello jazz.

Archtop

La sua storia è indissolubilmente legata a un nome: Orville Gibson, nato nel 1856 a Chateagay, New York. All’età di 25 anni si trasferì a Kalamazoo, un paesino piuttosto anonimo nel Michigan, dove inizialmente lavorò per un certo periodo come venditore di scarpe. Non proprio il lavoro dei sogni per un uomo la cui passione era interamente votata alla musica, e che nutriva anche un debole per la lavorazione del legno. Cosa c’era di più ovvio, quindi, che fare proprio appello a questi talenti per intraprendere una nuova carriera come costruttore di chitarre e mandolini? Orville mise dunque in atto il suo approccio tanto semplice quanto geniale: «Perché», si chiese, «la struttura delle chitarre e dei mandolini prevede top e fondi piatti e piallati, quando i loro parenti classici, gli strumenti ad arco, esprimono il meglio proprio grazie alle tavole armoniche intagliate e bombate!»

Numerosi esperimenti portarono a diversi prototipi, Orville giunse alla conclusione che gli strumenti con fondo e top che riprendessero quelle degli strumenti classici (Carved Top/Bottom) suonavano effettivamente molto meglio di quelli piatti realizzati secondo la tecnica allora in uso. Che la strada intrapresa fosse quella giusta lo dimostrarono anche i dati di vendita, che già poco dopo l’uscita delle prime «Gibson» nel 1894 erano assolutamente rispettabili. Poiché Gibson costruiva anche ottimi mandolini, il loro boom all'inizio del XX secolo regalò alla giovane azienda un avvio stratosferico, rendendola in brevissimo tempo il numero uno indiscusso.

La prestigiosa azienda si dedicò però con meticolosità e dedizione anche al settore delle chitarre, uno dei modelli di maggior successo di quel periodo fu la L-1 (da non confondere con la Flat-top L-1, resa famosa dal leggendario chitarrista blues Robert Johnson). La chitarra era dotata di un top bombato in abete rosso, accuratamente intagliato a mano, e di fondo e fasce in betulla. Poiché il top era piuttosto sottile e privo di rinforzi, sotto il ponticello fu inserita una piastra in acero destinata a distribuire la tensione delle corde. Il manico in un unico pezzo era realizzato in mogano e, grazie alle sue dimensioni generose, risultava molto comodo da impugnare. Poiché all’epoca non erano ancora noti i rinforzi stabilizzanti in acciaio che avrebbero consentito di dare vita a profili del manico più sottili, ai liutai non restava altra scelta che contrastare la tensione delle corde in acciaio con profili di spessore adeguato. Parallelamente fu introdotta la prima L-1 con una lunghezza della scala di poco inferiore ai 57,8 cm, che contribuiva anch’essa a ridurre la forte tensione delle corde in acciaio.

Lo sviluppo prese davvero slancio quando Gibson, nel 1919, poco meno di un anno dopo la morte di Orville, assunse Lloyd Loar come responsabile del reparto sviluppo, virtuoso del mandolino famoso in tutto il Paese. Grazie alla sua esperienza pratica nel settore, Lloyd era l’uomo ideale per portare avanti gli sviluppi avviati da Orville Gibson. I primi strumenti di cui Lloyd fu interamente responsabile furono il mandolino F-5 e una chitarra con la denominazione L-5 (1923), ancora oggi l’indiscusso fiore all’occhiello dei modelli acustici della casa: non c’è da stupirsi data la quantità di innovazioni che investiva il capolavoro della L-5. Era infatti dotata del ponte regolabile in altezza sviluppato dal collaboratore della Gibson Thaddeus “Ted” McHugh e, a partire dal punto di giunzione con il corpo, la tastiera non era più incollata sul top, ma montata in modo indipendente. Ciò permetteva al top di vibrare più liberamente garantendo così prestazioni migliori, ma c'era dell'altro: la “nuova” chitarra era infatti anche il primo strumento in assoluto a essere dotato di tasti e a presentare fori a F al posto della tradizionale buca centrale.

Il sogno di Orville Gibson di una chitarra che si ispirasse interamente agli strumenti a corda classici era così finalmente diventato realtà. Nelle mani del celebre chitarrista Eddie Lang, la L-5 iniziò la sua marcia trionfale: fu la prima chitarra in grado di assumere un ruolo di rilievo in un’orchestra, sostituendo così il banjo tenore, fino ad allora dominante.

Per conferire alla chitarra ancora maggiore presenza e renderla così un avversario temibile nella concorrenza con le sezioni di fiati delle big band jazz, sempre più in voga, nel 1934 la Gibson decise di aumentare ulteriormente il volume del corpo della L-5. Parallelamente, con la Super400 fu presentato un nuovo design, ossia una mega archtop dalla potenza straordinaria, grazie a un corpo “aumentato” a 18" di larghezza. Sebbene la Super400 rappresentasse l’apice del design archtop, segnò allo stesso tempo una svolta: era infatti evidente che, nella lotta per ottenere maggiore potenza, non era possibile ingrandire ulteriormente il corpo. Qualsiasi altra scelta sarebbe andata semplicemente a discapito di una comoda maneggevolezza.

Ispirati dal grande successo delle archtop Gibson, sempre più produttori avevano nel frattempo iniziato a realizzare chitarre con top e fondo bombati. Uno dei più affermati fu sicuramente il marchio Epiphone, successivamente integrato nel gruppo Gibson, che stabilì nuovi standard con modelli come la leggendaria Emperor.

Chitarra jazz archtop The Loar LH-700 VS

Come si diceva prima, le archtop furono inizialmente concepite come chitarre acustiche a tutti gli effetti! Tuttavia, la ricerca di un volume sempre maggiore e il conseguente sviluppo di pick-up funzionali, unitamente all’uso sempre più diffuso delle stesse nel jazz, portarono a un particolare sviluppo delle “chitarre bombate”. Di conseguenza, sia la L-5 che la Super400 divennero chitarre elettriche hollowbody – chiamate comunemente “chitarre jazz” – e ciò a sua volta portò alla quasi totale scomparsa delle archtop completamente acustiche negli anni '60. Solo pochi piccoli produttori molto esclusivi continuarono a proporre chitarre acustiche con il top bombato, e così è ancora oggi.

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