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Ottimo rapporto qualità prezzo per palchi medio piccoli
Ho acquistato 8 the box pro MonX A12 e le ho utilizzate in diverse situazioni reali. Uno degli aspetti che ho apprezzato di più è la compattezza: sono monitor poco ingombranti, facili da trasportare e che occupano davvero poco spazio sul palco, un vantaggio concreto quando si lavora in situazioni con spazi ridotti e si devono gestire più diffusori. Nonostante le dimensioni contenute e il peso relativamente ridotto, il cabinet in multistrato dà una buona sensazione di robustezza. Anche la griglia frontale sembra resistente e le maniglie sono solide e comode da utilizzare.
Dal punto di vista sonoro, la MonX A12 ha una risposta caratterizzata, adatta all’utilizzo come monitor da palco piuttosto che alla riproduzione lineare e neutra. I medio-alti sono in evidenza e aiutano a mantenere voci e strumenti ben presenti e intelligibili nel mix. Il driver da 1,73”, con alcune voci o sorgenti già ricche di alte frequenze, può risultare un po’ aggressivo e tendere all’aspro, ma generalmente basta una piccola correzione di equalizzazione per ottenere un suono più equilibrato.
La gamma bassa è piuttosto contenuta e non è pensata per chi cerca un suono particolarmente pieno e profondo. Potrebbe essere una scelta progettuale legata al formato compatto e alla volontà di privilegiare la leggibilità del mix. Per voce, chitarra, tastiere e monitoraggio generale su piccoli e medi palchi la resa è più che soddisfacente. Per basso e batteria preferisco invece utilizzarla affiancata a un subwoofer, mentre come monitor per DJ la trovo meno indicata, perché in quel caso servono maggiore estensione e presenza sulle basse frequenze. Avendo acquistato 8 esemplari, ho avuto anche modo di confrontarli tra loro e la resa mi è sembrata abbastanza uniforme.
La configurazione coassiale e la dispersione nominale di 90° x 90° sono altri punti di forza. La copertura è ampia e uniforme, ma anche direttiva: fuori dall’asse il suono cala abbastanza rapidamente. Questo permette di concentrare l’ascolto dove serve e limitare il suono disperso sul palco, un vantaggio nelle situazioni live attuali. Anche la resistenza al feedback mi ha convinto: con un posizionamento corretto si raggiungono livelli di monitoraggio importanti senza continui problemi di innesco.
Il DSP funziona bene e nell’utilizzo reale non mi ha dato particolari problemi. Personalmente avrei preferito una gestione più essenziale, magari con un solo ingresso XLR, ma è soprattutto una preferenza legata al mio modo di lavorare.
Un aspetto a cui bisogna prestare particolare attenzione è il segnale in ingresso. Se dal mixer arriva un segnale già distorto o clippato, il limiter interviene molto rapidamente, anche quando il diffusore è ancora lontano dal raggiungere il proprio limite di potenza. È quindi importante curare bene il gain staging e assicurarsi di fornire sempre un segnale pulito. Migliorerei soprattutto la segnalazione del limiter: un LED dedicato e ben visibile sarebbe più immediato dell’indicazione sul display durante l’utilizzo sul palco. A vuoto, stando molto vicini al cabinet, si può inoltre percepire un leggero fruscio, praticamente irrilevante nell’utilizzo normale.
Per un impiego da service avrei preferito il bicchiere da 35 mm su uno dei fianchi laterali del cabinet, in corrispondenza del lato con i piedini in gomma. Sarebbero utili anche apposite sedi per i piedini, così da impilare più monitor in modo stabile durante il trasporto. Anche i connettori PowerCON IN/OUT al posto dell’IEC sarebbero più pratici quando si devono alimentare diversi diffusori. Sono piccoli aspetti pratici che mi piacerebbe vedere migliorati nelle future versioni del prodotto. Sulla durata della finitura e sull’affidabilità nel tempo è ancora presto per esprimersi: serviranno molte più ore di utilizzo e diversi cicli di trasporto.
Per il prezzo, la MonX A12 offre una combinazione davvero riuscita di costruzione, praticità e prestazioni sul palco. Nella mia esperienza mi è capitato di trovarla convincente anche rispetto a prodotti professionali che costano circa 200 euro in più. Non è un monitor di fascia alta né vuole essere una soluzione adatta a qualsiasi impiego, ma per una piccola realtà di service che lavora soprattutto su piccoli e medi palchi rappresenta un acquisto molto valido. La compattezza, la facilità di trasporto e la buona intelligibilità nel mix la rendono particolarmente interessante in questa fascia di prezzo.
Dopo averne acquistate 8 e averle utilizzate realmente, se dovessi rifare la scelta, rifarei la stessa.
Dal punto di vista sonoro, la MonX A12 ha una risposta caratterizzata, adatta all’utilizzo come monitor da palco piuttosto che alla riproduzione lineare e neutra. I medio-alti sono in evidenza e aiutano a mantenere voci e strumenti ben presenti e intelligibili nel mix. Il driver da 1,73”, con alcune voci o sorgenti già ricche di alte frequenze, può risultare un po’ aggressivo e tendere all’aspro, ma generalmente basta una piccola correzione di equalizzazione per ottenere un suono più equilibrato.
La gamma bassa è piuttosto contenuta e non è pensata per chi cerca un suono particolarmente pieno e profondo. Potrebbe essere una scelta progettuale legata al formato compatto e alla volontà di privilegiare la leggibilità del mix. Per voce, chitarra, tastiere e monitoraggio generale su piccoli e medi palchi la resa è più che soddisfacente. Per basso e batteria preferisco invece utilizzarla affiancata a un subwoofer, mentre come monitor per DJ la trovo meno indicata, perché in quel caso servono maggiore estensione e presenza sulle basse frequenze. Avendo acquistato 8 esemplari, ho avuto anche modo di confrontarli tra loro e la resa mi è sembrata abbastanza uniforme.
La configurazione coassiale e la dispersione nominale di 90° x 90° sono altri punti di forza. La copertura è ampia e uniforme, ma anche direttiva: fuori dall’asse il suono cala abbastanza rapidamente. Questo permette di concentrare l’ascolto dove serve e limitare il suono disperso sul palco, un vantaggio nelle situazioni live attuali. Anche la resistenza al feedback mi ha convinto: con un posizionamento corretto si raggiungono livelli di monitoraggio importanti senza continui problemi di innesco.
Il DSP funziona bene e nell’utilizzo reale non mi ha dato particolari problemi. Personalmente avrei preferito una gestione più essenziale, magari con un solo ingresso XLR, ma è soprattutto una preferenza legata al mio modo di lavorare.
Un aspetto a cui bisogna prestare particolare attenzione è il segnale in ingresso. Se dal mixer arriva un segnale già distorto o clippato, il limiter interviene molto rapidamente, anche quando il diffusore è ancora lontano dal raggiungere il proprio limite di potenza. È quindi importante curare bene il gain staging e assicurarsi di fornire sempre un segnale pulito. Migliorerei soprattutto la segnalazione del limiter: un LED dedicato e ben visibile sarebbe più immediato dell’indicazione sul display durante l’utilizzo sul palco. A vuoto, stando molto vicini al cabinet, si può inoltre percepire un leggero fruscio, praticamente irrilevante nell’utilizzo normale.
Per un impiego da service avrei preferito il bicchiere da 35 mm su uno dei fianchi laterali del cabinet, in corrispondenza del lato con i piedini in gomma. Sarebbero utili anche apposite sedi per i piedini, così da impilare più monitor in modo stabile durante il trasporto. Anche i connettori PowerCON IN/OUT al posto dell’IEC sarebbero più pratici quando si devono alimentare diversi diffusori. Sono piccoli aspetti pratici che mi piacerebbe vedere migliorati nelle future versioni del prodotto. Sulla durata della finitura e sull’affidabilità nel tempo è ancora presto per esprimersi: serviranno molte più ore di utilizzo e diversi cicli di trasporto.
Per il prezzo, la MonX A12 offre una combinazione davvero riuscita di costruzione, praticità e prestazioni sul palco. Nella mia esperienza mi è capitato di trovarla convincente anche rispetto a prodotti professionali che costano circa 200 euro in più. Non è un monitor di fascia alta né vuole essere una soluzione adatta a qualsiasi impiego, ma per una piccola realtà di service che lavora soprattutto su piccoli e medi palchi rappresenta un acquisto molto valido. La compattezza, la facilità di trasporto e la buona intelligibilità nel mix la rendono particolarmente interessante in questa fascia di prezzo.
Dopo averne acquistate 8 e averle utilizzate realmente, se dovessi rifare la scelta, rifarei la stessa.
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