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2. Cenni storici

Il suono distorto della chitarra non fu progettato a tavolino per poi essere sviluppato secondo le idee di una determinata persona, anzi, nacque più o meno nel corso del tempo. Gli anni '50 sono stati sinonimo di suono puro, il più possibile fedele alla realtà espressa dalla chitarra: tutto ciò che suonasse anche solo vagamente distorto veniva immediatamente associato a un amplificatore o un altoparlante difettoso. L'avvento dell'era del rock'n'roll e dei chitarristi con amplificatori valvolari un po' più potenti portò una ventata di novità in un panorama musicale fino ad allora piuttosto pacato. Al massimo del loro volume, gli Amp (o Amplifier) dell'epoca emettevano infatti un suono distorto molto apprezzato dai chitarristi del genere e del rockabilly in quanto novità entusiasmante e capace di distinguersi dal tradizionale suono. Nel corso degli anni '60 la distorsione si impose al tal punto da invertire la tendenza più diffusa fino a quel momento: non c'era amplificatore che non dovesse essere spinto al massimo per ottenere il “giusto suono”: un vero sound rock poteva essere apprezzato solo portando il volume al limite. L'introduzione della tecnologia a transistor portò sul mercato una vera rivoluzione: il pedale fuzz, una piccola scatola da collegare tra la chitarra e l'amplificatore per ottenere una maggiore distorsione, senza sollecitare eccessivamente l'udito e l'amplificatore. Si poteva così regolare quest’ultimo a un volume moderato che non restituisse un suono saturo mentre, attivando il pedale fuzz, prendeva vita la saturazione generata dai transistor. Questo suono era però piuttosto grezzo, più simile a un amplificatore in fin di vita che a un modello valvolare piacevolmente distorto. Il pedale fuzz riscosse comunque un grande successo: i Rolling Stones resero immortale il Maestro Fuzz con il loro brano Satisfaction, Jimmy Page usò un Sola Sound Tonebender nel riff di Whole Lotta Love e Jimi Hendrix creò i suoi suoni distorti (tra cui Foxy Lady, Purple Haze) con un Dallas Arbiter Fuzz Face. Alla fine degli anni '60 arrivò sul mercato la prima generazione del Big Muff di Electro Harmonix, pedale in grado di produrre un suono distorto leggermente più armonioso e un sustain molto lungo.

Fuzz Electro Harmonix Ram's Head Big Muff

Gli anni ‘70 si fecero portatori dei primi pedali overdrive (saturazione) in grado di produrre una distorsione leggermente più moderata, orientata verso il piacevole overdrive di un amplificatore valvolare. Il Boss OD-1 e l’Ibanez Tube Screamer sono ancora oggi considerati i pilastri tra i pedali della categoria, spesso copiati e ancora molto ricercati. Il tempo e le nuove tendenze non fecero però che aumentare le richieste di molti chitarristi insoddisfatti e che necessitavano di suoni più “duri”, con livelli di distorsione più elevati, ma armonici e non così aspri come nel fuzz. Molti chitarristi suonavano il loro amplificatore Marshall già distorto eppur preceduto da un overdrive per ottenere il massimo dell’effetto, i maggiori produttori non avrebbero dunque tardato a lanciare sul mercato modelli che generassero maggiore distorsione e un ricco sustain. Anche questa categoria vanta alcuni tra i modelli leggendari come il Boss DS-1 o l'MXR Distortion+: questi sono definiti “distortion” e, rispetto ai pedali fuzz dal suono tagliente, si avvicinano maggiormente al profilo di un amplificatore valvolare fortemente distorto. Un'altra pietra miliare della categoria fu il ProCo The Rat presentato sul mercato all'inizio degli anni '80. È in questo periodo che le prime band metal iniziarono a desiderare una distorsione ancora maggiore per i loro riff cupi, richiesta che fu soddisfatta, tra gli altri, dal produttore giapponese Boss con l'HM-2 e l'MT-2.

MXR Distortion +

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