10. Umidità dell’aria e conservazione delle chitarre classiche
Tutto dipende dall’umidità dell’aria:
il legno reagisce in modo sensibile ai cambiamenti atmosferici e, poiché le chitarre sono generalmente costituite in gran parte da questo materiale naturale, la loro conservazione è un aspetto estremamente importante: se desideri preservare a lungo il suono, la funzionalità e, non da ultimo, il piacere di suonare il tuo strumento, dovrai prestare particolare attenzione a questo aspetto.
Sebbene il legno necessario sia accuratamente conservato ed essiccato prima della lavorazione, esso mantiene le sue proprietà igroscopiche, ovvero la tendenza ad assorbire o a rilasciare umidità nell’ambiente circostante. Ciò significa che, in caso di variazioni ambientali, anche il suo volume e di conseguenza le sue proprietà fisiche subiscono delle modifiche.
Non a caso si dice che "il legno vive”
Prendendo ad esempio la stagione invernale, durante la quale si ricorre al riscaldamento, l’umidità dell’aria scende al di sotto del 40% e il legno della nostra chitarra cederà umidità all’ambiente circostante. Più lungo è il periodo di esposizione dello strumento all’aria secca, maggiore è il rischio di danni gravi. Nel peggiore dei casi, il legno perde così tanto volume da restringersi notevolmente: tutti i liutai si saranno trovati a lavorare su uno strumento con crepe nel corpo o tasti sporgenti. Anche l’eccessiva umidità può essere dannosa, essa può gonfiare il legno, come è possibile che accada durante i viaggi in zone tropicali o in caso di conservazione dello strumento in ambienti umidi. Nel caso in cui non si manifesti alcun danno strutturale grave, la conservazione errata della chitarra invierà comunque piccoli ma chiari segnali di allarme.
Segnali di una conservazione inadeguata della chitarra:
- Piccole variazioni nel suono
- Problemi con l’altezza delle corde
- Comparsa improvvisa di ronzio
- Imprecisioni nell’ottava
- Problemi di accordatura
Non è raro che le chitarre siano realizzate con una varietà di legni diversi, che vanno dall’abete locale a materiali esotici provenienti da zone climatiche tropicali. Mentre il legno di abete rosso è relativamente morbido e delicato, il mogano, ad esempio, risulta duro, denso e robusto. Tra questi due estremi esistono molte altre tipologie di legno che, con le loro diverse caratteristiche, reagiscono in modo più o meno sensibile alle variazioni ambientali.
C’è però una buona notizia:
finché l’umidità relativa dell’aria nell’ambiente circostante si mantiene tra il 45% e il 60%, i legni coinvolti non subiranno alterazioni.
Igrometro
Per controllare l’umidità dell’aria è necessario ricorrere a un igrometro, in grado di misurare il contenuto di vapore acqueo nell’aria. La gamma disponibile va dai semplici strumenti ad ago ai dispositivi digitali dotati di schermo che indicano umidità e temperatura, oltre a disporre di funzioni di memorizzazione. Tra questi vi sono anche versioni da inserire nella custodia della chitarra, che inviano allo smartphone i dati aggiornati in qualsiasi momento tramite notifiche push.
Umidificatori
Essi fanno sì che l’aria della stanza mantenga sempre il livello di umidità ottimale, a beneficio degli strumenti come delle persone presenti in quell’ambiente. Si suddividono in umidificatori a vapore, umidificatori a evaporazione e nebulizzatori.
Umidificatori a vapore
Questi modelli portano l’acqua a ebollizione e rilasciano il vapore nella stanza. Sebbene siano molto efficienti e contribuiscano a eliminare i germi presenti nell’acqua, consumano relativamente molta energia. Inoltre, in caso di posizionamento sfavorevole e ambiente fresco, potrebbero contribuire alla formazione di condensa che va poi a depositarsi sulle superfici.
Umidificatori a evaporazione
Gli umidificatori a evaporazione distribuiscono l’acqua su una superficie più ampia possibile, come filtri a pannello, e vi soffiano sopra un flusso d’aria. Pur non offrendo la stessa capacità di un umidificatore a vapore, consumano meno energia, abbassano la temperatura ambientale e regolano l’umidità in modo naturale. Richiedono tuttavia l’aggiunta regolare di disinfettante o di essere sterilizzati tramite luce UV.
Nebulizzatori
Essi utilizzano ultrasuoni o pompe a pressione e sottili ugelli per nebulizzare l’acqua in minuscole goccioline, che possono essere anche diffuse grazie a un ventilatore. Sono economici, consumano relativamente poca energia e sono in grado di fornire un livello di umidificazione che va da basso a medio. Anche questi diminuiscono la temperatura dell’aria pur mantenendo il rischio di formazione di condensa e depositi di calcare nelle vicinanze dell'apparecchio. Essi necessitano inoltre di regolare e accurata pulizia per evitare la proliferazione batterica.
Umidificatori specifici per chitarre
Gli umidificatori portatili progettati appositamente per gli strumenti acustici sono relativamente economici. Planet Waves propone ad esempio il modello PW-HPK-01, un sistema in due parti che, all’occorrenza, non solo umidifica ma anche deumidifica, mantenendo stabile al 45% l’umidità all’interno della custodia. Una parte va appesa alla rosetta della chitarra, l’altra va installata nella zona della paletta. I dati aggiornati su temperatura, umidità ed eventuali notifiche vengono poi trasmessi via Bluetooth allo smartphone. Per il funzionamento sono necessari i cosiddetti «Humidifier Packs» che, una volta aperti, durano dai 2 ai 4 mesi. Se desideri mantenere il sistema in funzione, è quindi necessario sostituirli periodicamente: un investimento sicuramente sensato, soprattutto per uno strumento costoso.
Altri umidificatori portatili si appendono semplicemente alla rosetta della chitarra e rilasciano umidità grazie a una spugnetta da umettare a intervalli regolari. Poiché questi dispositivi aggiungono ma non sottraggono umidità, è necessario tenere sempre sotto controllo la temperatura all’interno della custodia.