Prima di iscrivermi al conservatorio, mentre preparavo l’esame di ammissione, suonavo per più di cinque o sei ore al giorno. Studiare chitarra occupava una parte importante delle mie giornate, eppure mi sentivo fermo. La velocità non cresceva, la precisione lasciava a desiderare e la lettura a prima vista continuava a mettermi in difficoltà. Quando improvvisavo, poi, mi sembrava di ripetere sempre le stesse frasi.
Un giorno il mio insegnante privato mi propose una simulazione dell’esame, simile a quella che avevamo già fatto qualche tempo prima. Nel frattempo erano passate settimane e avevo suonato moltissimo. Il risultato, però, fu praticamente lo stesso: i progressi che mi aspettavo non si sentivano.
Ripensandoci, il problema era già evidente nel modo in cui iniziavo a studiare. Mi sedevo con la chitarra sulle gambe e suonavo quello che mi veniva. Gli esercizi assegnati dall’insegnante arrivavano molto più tardi, quando avevo già consumato buona parte delle energie. Avevo una preparazione da affrontare, ma lasciavo che fossero le mani a decidere come trascorrere il pomeriggio.
Con l’aiuto dei miei insegnanti ho imparato a organizzare diversamente quel tempo. Alcune cattive abitudini, comunque, sono ancora lì e devo farci attenzione. Ne ho raccolte cinque che possono spiegare perché, anche suonando tanto, ci si ritrovi a lavorare sugli stessi problemi per settimane.
1. Iniziare a studiare chitarra senza un obiettivo preciso
Preparare un’ammissione al conservatorio era un obiettivo chiaro. Il collegamento fra quell’obiettivo e quello che facevo ogni giorno, invece, era molto meno chiaro. Sapevo che avrei dovuto migliorare nella lettura e nella tecnica, ma appena prendevo la chitarra finivo per suonare un po’ di tutto.
È facile riconoscere questo meccanismo. Parti con una scala, ti viene in mente un lick, lo provi su una base e dopo un po’ stai facendo tutt’altro. Alla fine hai trascorso parecchio tempo con lo strumento e fai fatica a dire quale difficoltà hai affrontato. A me succedeva proprio questo.
Decidere cosa studiare prima di iniziare aiuta a rendere concreto un obiettivo troppo ampio. “Voglio diventare più veloce” può diventare “oggi lavoro sul cambio di corda che mi blocca in questa frase”.
Anche la ricerca offre uno spunto interessante. In uno studio del 2009 di Robert Duke, Amy Simmons e Carla Davis Cash, 17 pianisti di livello avanzato prepararono un breve passaggio e lo eseguirono nuovamente il giorno successivo. In quel campione il tempo totale di pratica non risultò significativamente associato alla qualità dell’esecuzione successiva; emersero invece relazioni con l’accuratezza delle ripetizioni.
2. Lasciare le cose più impegnative alla fine
Gli esercizi che mi assegnava il mio insegnante arrivavano ben oltre la metà della sessione di studio. Prima c’era sempre qualcosa di più piacevole da suonare. Quando finalmente mi decidevo ad affrontare un argomento nuovo, ero già stanco mentalmente e la concentrazione necessaria per capirlo era in gran parte andata.
All’inizio di un lavoro nuovo ci si sente spesso impacciati. Una lettura procede a fatica, una diteggiatura sembra innaturale, un concetto richiede di fermarsi a ragionare. Tornare a una frase conosciuta dà una soddisfazione immediata. Nel mio caso questa preferenza finiva per decidere l’ordine dell’intera sessione, con conseguenze abbastanza prevedibili sulla preparazione.
Ho imparato a mettere all’inizio il lavoro che mi richiede più attenzione. Dopo il tempo necessario per prendere confidenza con lo strumento, affronto gli argomenti più dispendiosi, comprese quelle cose che avrei volentieri rimandato. Mi è servito soprattutto dare una scansione alla sessione, così che un’attività piacevole non si prendesse tutto lo spazio.
Per provarci, prepara il materiale prima di sederti. Se il problema del momento è la lettura, lascia già aperto l’esercizio da affrontare. Assegna a quel lavoro un tempo sostenibile e definito; poi passa ad altro, concedendoti una pausa quando l’attenzione cala. La durata va adattata alle tue possibilità e alla difficoltà del compito.
Se hai poco tempo, questa scelta diventa ancora più utile. Un passaggio nuovo affrontato con attenzione può essere un obiettivo sensato per quella giornata. Cercare di far entrare tecnica, lettura, improvvisazione e repertorio in ogni singola seduta rischia invece di riportarti alla fretta iniziale. Puoi distribuire gli argomenti fra giorni diversi, mantenendo una priorità chiara per ciascuna sessione di studio.
3. Improvvisare sulla base ripetendo sempre le stesse frasi
Passavo ore sulle backing track, muovendo le mani senza ragionare davvero su quello che stavo facendo. E avevo anche una giustificazione che mi sembrava convincente: “Sto suonando col cuore”. Nel frattempo, quando cercavo qualcosa di nuovo nell’improvvisazione, continuavano a uscire le stesse frasi.
Suonare per il piacere di farlo ha un valore enorme. Mi piace ancora oggi e posso perderci parecchio tempo. Il problema nasce quando mi aspetto che quel tempo risolva automaticamente una difficoltà precisa, mentre continuo a usare ciò che mi riesce già.
La mia difficoltà era proprio accettare il tempo necessario ad assimilare un concetto. Preferivo continuare a suonare perché mi faceva sentire più capace. Quando un esercizio ti obbliga a fermarti, cerca di capire che cosa ti sta mettendo in crisi: potrebbe essere esattamente l’argomento al quale vale la pena dedicare attenzione.
4. Cercare subito di suonare alla velocità del disco
Nello stesso periodo studiavo il solo di John Petrucci in “Barstool Warrior” dei Dream Theater. Volevo riuscire a suonarlo, ma sulla velocità mi sentivo bloccato. La fretta di arrivare al tempo richiesto mi portava a trascinarmi dietro delle imprecisioni che rendevano difficile progredire.
Il riferimento è la registrazione originale del brano. Ascoltala tenendo presente la frase musicale completa, anche quando poi dovrai lavorare su un frammento molto piccolo.
Con il tempo ho imparato a lavorare progressivamente sulla velocità e a isolare passaggi anche di sole due note. È una delle cose più utili che mi siano rimaste di quel percorso: cercare il punto preciso in cui il movimento perde precisione e dedicargli il tempo necessario.
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5 Aspettare troppo prima di verificare i progressi
La simulazione dell’esame di ammissione mi mise davanti a un confronto concreto. Avevamo già svolto una prova simile e, dopo settimane, il risultato era rimasto sostanzialmente uguale. Tutte quelle ore con la chitarra non avevano risolto le difficoltà sulle quali mi aspettavo di essere migliorato.
Quell’episodio spiega perché sia utile prevedere delle “verifiche” durante il percorso. Puoi registrare un’esecuzione breve e riprenderla dopo qualche sessione, mantenendo condizioni simili. Per un passaggio tecnico, usa lo stesso tempo e ascolta un elemento preciso, come la regolarità del ritmo o la pulizia di un cambio di corda.
Riascoltandoti, cerca anche ciò che funziona meglio. Una nota più definita o un’esitazione scomparsa sono informazioni utili, anche se il brano nel complesso richiede ancora lavoro. Se invece l’errore rimane, puoi modificare l’esercizio, ridurre la difficoltà o farlo ascoltare al tuo insegnante. La verifica deve aiutarti a decidere come proseguire.
Io mi sono accorto dei miglioramenti anche suonando con altre persone. Alcune cose iniziavano a venirmi in modo più automatico e richiedevano meno pensiero durante l’esecuzione. È un cambiamento che dà molta soddisfazione, perché il lavoro fatto sullo strumento comincia a rendersi disponibile mentre fai musica. Anche chi suona con te può notarlo e offrirti un riscontro che da solo ti sarebbe sfuggito.
Da dove ripartire nella prossima sessione di studio
La routine mi ha aiutato a dare una direzione al tempo che passavo con la chitarra. Questa consapevolezza è cresciuta grazie ai miei insegnanti e anche leggendo biografie di grandi musicisti: mi colpiva lo spazio che metodo e disciplina occupavano nei loro percorsi, oltre al talento.
Per approfondire come organizzare una routine di studio efficace, può essere utile partire da alcuni principi fondamentali, validi per qualsiasi strumento musicale. Ne abbiamo parlato anche nell’articolo Il mio primo strumento: imparare in modo efficace.
Ancora oggi rischio di passare ore sulle backing track per il puro gusto di farlo, rimandando gli argomenti più faticosi o sorvolando sui dettagli di un passaggio. Saper riconoscere queste abitudini mi dà la possibilità di intervenire quando mi accorgo che stanno prendendo troppo spazio.
Per la prossima sessione di studio, scegli una cosa che continui a rimandare. Prepara il materiale e affrontala quando sei veramente concentrato. Torna a verificarla dopo qualche giorno. Ti serviranno pazienza e continuità; se ti senti bloccato, cerca un confronto invece di aggiungere soltanto altre ore di studio.
Quale argomento finisce sempre in fondo alla tua sessione di studio? Raccontalo nei commenti: può essere un buon punto da cui cominciare a cambiare abitudine.
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